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30 novembre 2006

Io sono Hector Horeau e vi odio.

Odio i sonni che dormite,
odio l’orgoglio con cui cullate lo squallore dei vostri bambini,
odio ciò che toccano le vostre mani marce,
odio quando vi vestite per la festa,
odio i soldi che avete in tasca,
odio la bestemmia atroce di quando vi permettete di piangere,
odio i vostri occhi, odio l’oscenità del vostro cuore,
odio i pianoforti che come bare popolano il cimitero dei vostri salotti,
odio i vostri amori schifosamente giusti,
odio tutto quello che mi avete insegnato,
odio la miseria dei vostri sogni,
odio il rumore delle vostre scarpe nuove,
odio ogni singola parola che avete mai scritto,
odio ogni momento in cui mi avete toccato,
odio tutti gli istanti in cui avete avuto ragione,
odio le madonne che pendono sui vostri letti,
odio il ricordo di quando ho fatto l’amore con voi,
odio i vostri segreti da niente,
odio tutti i vostri giorni più belli,
odio tutto quello che mi avete rubato,
odio i treni che non vi hanno portato lontano,
odio i libri che avete lordato con i vostri sguardi,
odio lo schifo delle vostre facce,
odio il suono dei vostri nomi,
odio quando vi abbracciate,
odio quando battete le mani,
odio quel che vi commuove,
odio ogni singola parola che mi avete strappato,
odio la miseria di quel che vedete quando guardate lontano,
odio la morte che avete seminato,
odio tutti i silenzi che avete straziato,
odio il vostro profumo,
odio quando vi capite,
odio qualsiasi terra che vi abbia ospitato,
e odio il tempo che è passato su di voi.
Ogni minuto di quel tempo è stata una bestemmia.

23 novembre 2006

Schifezze - istruzioni per l'uso.

- Cosa sono le schifezze?
- Sono cose che nella vita non bisogna fare.
- E ce n'è tante?
- Dipende. Se uno ha molta fantasia, può fare molte schifezze. Se uno è scemo magari passa tutta la vita e non gliene viene in mente neanche una.
La cosa si complicava. Pekisch se ne accorse. Si tolse gli occhiali e lasciò perdere Jobbard, i tubi e le altre storie.
- Mettiamola così. Uno si alza al mattino, fa quel che deve fare e poi la sera va a dormire. E lì i casi sono due: o è in pace con se stesso, e dorme, o non è in pace con se stesso e allora non dorme. Capisci?
- Sì.
- Dunque bisogna arrivare alla sera in pace con se stessi. Questo è il problema. E per risolverlo c'è una strada molto semplice: restare puliti.
- Puliti?
- Puliti dentro, che vuol dire non aver fatto niente di cui doversi vergognare. E fin quì non c'è niente di complicato.
- No.
- Il complicato arriva quando uno si accorge che ha un desiderio di cui si vergogna: ha una voglia pazzesca di qualcosa che non si può fare, o è orrendo, o fa del male a qualcuno. Okay?
- Okay.
- E allora si chiede: devo starlo a sentire questo desiderio o devo togliermelo dalla testa?
- Già.
- Già. Uno ci pensa e alla fine decide. Per cento volte se lo toglie dalla testa, poi arriva il giorno che se lo tiene e decide di farla quella cosa di cui ha tanta voglia: e la fa: ed eccola lì la schifezza.
- Però non dovrebbe farla, vero, la schifezza?
- No. Ma sta' attento: dato che noi non siamo calzini ma persone, non siamo quì con il fine principale di essere puliti. I desideri sono la cosa più importante che abbiamo e non si può prenderli in giro più di tanto. Così, alle volte, vale la pena di non dormire pur di star dietro a un proprio desiderio. Si fa la schifezza e poi la si paga. E solo questo è davvero importante: che quando è il momento di pagare uno non pensi a scappare e stia lì, dignitosamente, a pagare. Solo questo è importante.
Pehnt stette un pò a pensare.
- Ma quante volte lo si può fare?
- Cosa?
- Fare schifezze.
- Non troppe, se si vuole riuscire a dormire ogni tanto.
- Dieci?
- Magari un pò meno, se sono vere schifezze, un pò meno.
- Cinque?
- Diciamo due...poi se ne scappa qualcun'altra...
- Due?
- Due.
Pehnt scese dalla sedia. Camminò un pò avanti e indietro per la stanza, rimuginando pensieri e fette di frasi.Poi aprì la porta, uscì sotto la veranda e si sedette sui gradini dell'ingresso. Tirò fuori dalla tasca della giacca un quadernetto viola: logoro,spiegazzato, ma con una sua dignità. Lo aprì con meticolosa cura alla prima pagina bianca. Prese dal taschino un mozzicone di matita poi gridò verso l'interno della casa
- Cosa c'è dopo due sette nove?
Pekisch stava curvo sul giornale. Non alzò nemmeno la testa.
- Due otto zero.
- Grazie.
- Prego.
Lentamente e con meticolosa fatica Pehnt iniziò a scrivere:
280. Schifezze - un paio nella vita.
Stette un attimo a pensare. Andò a capo.
Poi si pagano.
Rilesse. Tutto a posto. Chiuse il quadernetto e lo infilò in tasca.

[ Castelli di rabbia]