E va bene che a me fa senso mangiare qualunque animale.
Ma questa notizia mi ha fatto particolarmente impressione.

Sono sconvolta.
Bush supera ogni possibile macchietta di sè.
E' in Israele. Visita il Museo Dell'Olocausto insieme alla Conodoleeza Rice. Davanti ad una foto aerea di Aushwitz lui si commuove e dice che l'america avrebbe dovuto bombardare
il campo.
L'interesse pubblico ha bisogno di essere svegliato da notizie fenomenali; qualche tempo fa Hawass annunciava di aver trovato la tomba di Cleopatra, oggi Rutelli si vantava di aver trovato la grotta di Romolo e Remo, neanche l'avesse scavata lui, e neanche bastasse trovare una grotta sotto al Palatino per decidere che è proprio il lupercale.
Resta il fatto che la scoperta è molto interessante; e lo sarà anche se non verrà confermata questa prima interpretazione, perché si tratta comunque di una struttura ancora sconosciuta, sita nel cuore storico-archeologico di Roma.
Bisogna andarci piano tanto con l'entusiasmo quanto con lo scetticismo, e soprattutto non bisogna dimenticare che questa storia del lupo attiene ad una religiosità arcaica precedente alla legenda dei gemelli, un culto portato avanti per secoli e vissuto con una partecipazione superiore a quella che potremmo immaginarci oggi. Sarebbe a dire: ovvio -per noi- che nessuna lupa abbia mai allattato qualcuno là sotto, ma non per i romani; quindi la scoperta è innanzitutto archeologica, forse storica, ma non mitologica.
Qui l'articolo, ma soprattutto le foto, del Corriere.
Mi sono autocommentata il post precedente non per manie di protagonismo, ma per ricordarmi di postare la foto che vedete qui sopra, presa para para dal corriere.it. E' un microcamaleonte nato in uno zoo ungherese.
I lavori sono durati quattro mesi e si sono svolti sotto gli occhi del pubblico, che ha potuti seguirli "in diretta" nella Sala di Annibale del Palazzo dei Conservatori, ai Musei Capitolini. Il busto è stato pulito per quattro mesi con piccoli tamponcini di acqua deionizzata.
“Se finora si è pensato di poter collocare la scultura tra il 1644 ed il 1648 – ha spiegato la Di Gioia – adesso, invece, anche grazie al confronto con il ‘Busto di Costanza Bonarelli’ si può cominciare a propendere per un’ipotesi che vorrebbe nella ‘Medusa’ berniniana, proprio il pendant della Bonarelli, e che dunque la vedrebbe realizzata, anch’essa, negli anni ’30”.
“Costanza – ha continuato la direttrice dei restauri – rappresenterebbe l’anima beata della donna amata dall’artista, mentre invece la Medusa, sarebbe quindi, in tale prospettiva, la stessa anima condannata alla dannazione dopo al fine del rapporto amoroso”.[ fonte]
Pare che Bernini abbia voluto cogliere il momento in cui Medusa, specchiatasi nelle acque, si sia resa conto che stava divenendo pietra a causa del suo stesso sguardo.
Angoscia, quella vera, quella che nasce dalla beffa di essere il proprio carnefice.