Visualizzazione post con etichetta Viterbo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Viterbo. Mostra tutti i post

29 ottobre 2008

Viterbo scende in piazza



Ecco uno scorcio della manifestazione di ieri in Piazza del Comune. Eravamo circa 2000 persone.

E domani TUTTI A ROMA.

20 ottobre 2008

Sicuri che siamo alla Tuscia?

Click to enlarge.

Per la serie non ci posso credere. Sulla scia dei rumori romani e italiani, qualcosa si muove pure in quel di Viterbo.

Oggi un simpatico ragazzo girava distribuendo questi volantini, cercando con garbo di spiegare ciò in cui credeva e l'importanza di venire a quest'assemblea per avere la possibilità di informarsi, discutere, appoggiare o controbattere.

Niente di che, direte voi.

Ed è quel che direi anch'io, se non fosse che, prima che mi capitasse d'incontrarlo personalmente sulla mia strada, ero già stata avvertita dai commenti a dir poco stupiti dei miei colleghi, che mi hanno informato in tutta fretta che
"c'è un pazzo che urla e distribuisce dei fogli di carta all'entrata"
"dice pure che dovemo annà tutti in aula magna mercoledì - ma che vole aho".
"niente, è solo un'assemblea"
"AAAh ma allora è per i professori"


Che palle. Credevo che la filastrocca su cos'è un'assemblea non l'avrei sentita più uscendo dal liceo. Ma la cosa più bella di tutte era lo stupore degli studenti, attoniti di fronte alla prima cosa che esce dalla routine lezioni/libri/fotocopie/esami/caffè/della/macchinetta.

Ed in effetti, sono attonita pure io. Ma in positivo. Perchè nella pigro lazio destro e verace lontano dalla capitale, che l'università proclami (forse) lo stato di agitazione è già tanto.
Staremo a vedere.


P.S. si, gli strazianti lamenti che avete elevato quando ho detto che forse non avrei più scritto mi hanno stretto il cuore, e quindi eccomi qua. O forse è il nervoso pre-esame-che-non-mi-va-di-dare che come al solito mi spinge qua. O forse come le serie tv annuncio sempre che questa sarà l'ultima serie. O forse preannunciando l'arresto per interruzione di publico servizio, comunico col mondo finchè posso. Vorrei una cella col wireless. grazie. E un pacchetto di Saila.

30 settembre 2007

SBADABOOM

E mi resta poco da aggiungere.
Mi diverto, mi ammalo, socializzo, scavo, divento il capo della ceramica, torno a casa, mangio dolcetti di pasta di mandorle, ascolto fisarmoniche paesane e sbam, di nuovo da capo.
Ultimamente scrivo poco e vivo molto.

26 settembre 2007

Ritagli di cazzuole

Arriveranno foto migliori di questa (che ho preso non ricordo più dove), mi sono portata la macchina fotografica apposta. Ma sono tre giorni che non scavo, per una febbricciola influenzale che ho esportato dal paese fino alla Tuscia. Lo pseudomalanno mi ha costretto a letto, anche se per poco, e ho sentito parecchio la mancanza di casa. Sto bene qui, sto bene ovunque, ma quando si ha la febbre bisogna stare a casa propria, dice il saggio. Meno male che un pezzetto di casa è venuto qui, in mio soccorso, si è fatto un'oretta di pennica con me e mi ha prescritto le medicine giuste. E' una casa di ossa e pelle, ambulante e piccolina, ma accogliente e mia come non mai.
Ceramica e vento, ho passato il pomeriggio tra the e telefono per sentire un po' tutti quelli che conosco, per sentirmi un po' me, rubo un'oretta di connessione e scrivo un po', scrivo il nulla, lo so, ma va bene anche così. Per me va bene, e tanto basta. Mi cucinerò qualcosa, provo a preparare un esame, mi fumo una sigaretta tanto per peggiorare il mal di gola e mi rendo conto che sono un po' triste. Tendo a dirmi che sia la lontananza, ma non ne sono poi così sicura. Forse lo sciroppo per la tosse che mi da alla testa, o l'aria di Viterbo, o chissà cos'altro. Un po' stordita e confusa, forse per questo triste. Magari sono residui della febbre. Boh, bah. Noia? Ni. Ciao.

23 settembre 2007

In quel de Veterbe...

... dove mi sono trasferita ormai da una settimana.

Viterbo è piccola, una cittadina lontana dagli eccessi di Roma, e, proprio per questo, accogliente.
A*, la ragazza che mi ospita, sta pian piano diventando una delle mie migliori amiche. All'inizio ero interdetta, stare 24 ore su 24 con una persona che, per quanto mi stesse simpatica, conoscevo ancora poco, poteva essere rischioso, rivelarsi pesante; e invece andiamo meravigliosamente d'accordo, neanche ci conoscessimo da una vita, e mi accorgo sempre più di quanto siamo uguali e di quanto io la senta vicina. Sono colta da un moto d'affetto plenario, voglio bene a tutti! Anche alle altre coinquiline, a F*, la più piccola, splendidamente dolce, e a J* che tutte le sere prepara tisane; nonchè a tutti i ragazzi del campo -pazzoidi a parte- che tra una picconata e una scarriolata trovano il tempo di divertirsi, organizzano pranzi e cene alcooooolici, insomma sono tutti carini e simpatici, e sto davvero bene. La fatica è compensata dai ritrovamenti: una colonna, ceramica in gran quantità, chiodi, vetro, una tomba e delle inquietanti costole di neonato, che quei cretini di medievali tenevano sotto il pavimento...
Insomma è tutto molto interessante, tranne la dicotomia tra ciò che mi manca -cioè gli amici, il mio amore, i cani e gli scoiattoli- e ciò che ho guadagnato stando li. Stasera torno contenta di tornare, forse non starei così bene se non sapessi che è un periodo breve, ci sono persone dalle quali lontano più a lungo non ci saprei stare, soprattutto dal mio amore, che anche in queste giornate strapiene non riesco proprio a dimenticare. Non riesco a non pensarlo ogni minuto.

20 giugno 2007

.
Le pareti sono la prima cosa che guardo in una casa.
Mi piace quell'intonaco leggero che fa sembrare le mura morbide, c'è qualche macchia d'umido ma è poca cosa, è in alto, non si vede; un paio di buchi sono tappati a cartoni e scotch, ma non si nota, perchè si amalgamano alle foto, le scritte, i post-it, le foto, le locandine, le foto.
Stoffe a righe colorate che contrastano con le porte bianco-lucide, si vede che siete state voi a fare un buon lavoro, ragazze. Sorrisi e pulizia, ordine spaziale ed economico, ci vengo davvero molto volentieri.
..

18 aprile 2007

Le giornate sono sempre più lunghe.

Viterbo Caput Mundi.
Ieri. Erano le 9 e mezza appena, e non avendo altre lezioni fino all'una, io e A* ci siamo chiuse in biblioteca, per non sprecare il nostro tempo. Dopo un'oretta di biblioteca ci stufiamo di studiare e andiamo a fare un giretto; ripassando più tardi davanti alla biblioteca, c'era un meraviglioso biglietto per me che mi pregava di non indossaree più bracciali rumorosi (coi campanellini), che Pasqua è passata e la gente vorrebbe studiare. Figura di merda.
MA il problema vero è un altro. Ero quasi giunta alla svolta, quella che mi avrebbe fatto recuperare ogni cosa, in primisi me stessa e conseguenzialmente tutti gli altri, ma se sto sempre a Viterbo, come faccio? Se ogni sera torno alle 8, chi posso vedere? Stanca, stanca, stanchissima. Vorrei trasferirmi li, almeno avrei la scusa, mi costruirei un'alternativa. Tanto sto da sola lo stesso stando a Bracciano, e in più viaggio tutti i giorni. Almeno stessi fissa aViterbo starei in pace, e sarei accolta festosamente ad ogni mio ritorno.
Chi sta al mare, chi al lago, chi a scuola, chi a Praga, chi in edicola.
Eppure lo avevo già detto che non ce la faccio da sola. Io sono propositiva, sono pronta a reagire, ma avevo chiesto di starmi vicino.
Chi c'è?




2 novembre 2006

Scritto intorno alle 18 sull'autobus da Viterbo.

Ed ecco il vento, ed ecco il freddo. Sbatte sulle mie guance rese rosse e arrese, mentre attraverso questa cittadina così buia. Viterbo è triste, più spenta che malinconica, ma, un po' per contrasto, un po' per il freddo, io mi sento reattiva, luminosa. MI brillano gli occhi, Matteo mi sorride parlando di Sora e Ciampino, ma io non lo sto ascoltando granchè, in realtà pensavo al mio principe senza castello, cui nessuno ho ancora trovato degno d'esservi comparato. Luci di lampioni. L'umore, lo studio, gli amici, il clima, la famiglia: tutto trema incerto, tutto viaggia con me su quest'autobus traballante di nausea. Io mi sento però ferma,ben piantata in terra, anche se le mani ancora un po' mi tremano, anche se non ho alcuna intenzione di essere statica. Non sono cambiata, non più di quanto non sia cambiata ogni giorno quando stavo con i miei amici; ed ora loro mi fanno sentire studiata, mi hanno ferito in un momento di debolezza. Ovvio che non lo sapessero; ma così mi allontanano, perchè io mai ho contestato il loro modo di essere, e non tollero. Judge Not. Lo sanno chi sono, o no? Ho dalla mia la forza della debolezza, la consapevolezza del limite, la resposabilità dell'errore. Sembra non avere senso, ma chi mi conosce capirà. So chi sono, forsenonlosannoloro.